Cosplay da competizione, le vittorie della discordia

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Le gare Cosplay sono delle vere e proprie prove di abilità, tanto di interpretazione che di fattura del costume,che sia esso un’armatura o un abito sartoriale. Sia chiaro, requisito imprescindibile per la partecipazione all’evento competitivo è l’intera realizzazione del Cosplay da parte del concorrente, fatta eccezione per un accessorio, spesso le parrucche, ma va segnalato nel momento dell’iscrizione al concorso.

La giuria è composta da almeno 4 giudici, scelti tra soggetti d’élite di vari ambiti attinenti al costuming professionale, al Cosplaying amatoriale, al teatro e rappresentanti di scuole d’arte: loro è il compito di eleggere i vari vincitori. Dagli eventi recenti più che di vittoria si può parlare di una mela della discordia da affidare, il povero Paride lo sa, e mitologia vuole che tale frutto dorato, con su scritto “alla più bella”, sia stato la causa di un conflitto decennale. Si sta diffondendo a macchia d’olio la pessima abitudine di inveire contro vincitori e giurati durante tali competizioni.

Si sa, in una gara per uno che vince ce ne sono 20 che perdono, il senso di una gara è questo ossia determinare il migliore tra i presenti. Legittimo è anche il diritto di chiedere informazioni circa la propria esibizione, e cosa abbia determinato la perdita dell’agognata coppa e del riconoscimento intrinseco di tale oggetto; ma il bon ton è chiaro, in caso di vincita o di perdita il decoro nell’esporre le proprie idee deve primeggiare sempre.

Gli italiani sono italiani e cliché vuole che durante le competizioni sportive si trasformino in guerrieri e lottatori coloriti ; che sia in campo o nella tifoseria, e anche qui gli arbitri possono raccontarne di ogni sorta, regna un solo pensiero : “io/lui sono/è il migliore, io/lui DEVO/DEVE vincere!”. Il Cosplay non ne è immune e, dato che tutto il mondo è paese, per ogni gara che si rispetti c’è qualche fuori programma folkloristico… Certamente non desiderato dall’ente organizzatore della fiera di turno, ma capita. E se non si hanno i riflessi pronti è subito trash flame. Ogni cosa muta ed evolve, così si è passati dalle ingiurie velate tramite post pubblici al vetriolo a chat segrete Whatsapp, mentre i più temerari si confrontano direttamente tra botta e risposta a mezzo social (si tralascia volontariamente il discorso di cyber bullismo).

Non sono pochi, infatti, i ragazzi vincitori di gare Cosplay che si sono sentiti denigrare dall’accusatore di turno, non solo tramite social, per una vittoria immeritata sostenendo sospette amicizie tra giuria e vittorioso, scambi di favori tra cosplayers, parentele alla lontana, incapacità teatrali, la pessima realizzazione del Cosplay, o, ed è la più certa fin ora riscontrata, per la condivisione dello stesso unicorno di giochi quando si era piccoli tra giurati e trionfatori dell’evento. Ma questo a cosa porta?

Il risultato è l’insoddisfazione generale, il consolidamento del pensiero che si può dire quello che si vuole, quando si vuole e contro chi si vuole; teatrini tutt’altro che comici durante tali eventi, momenti che infangano un ragazzo che tanto si impegna per raggiungere tale risultato, cattiverie gratuite e plateali da parte di uno o più elementi che gridano allo scandalo e alla disonestà, una sensazione onnipresente di demerito e depotenziamento delle proprie capacita, e ancor peggio, una repulsione per una propria creazione solo perché c’è sempre qualcuno che vive di invidia e rabbia repressa. La sportività va di pari passo all’evoluzione delle gare e delle varie tecniche usate.

Restarci male è umano poiché si spendono soldi, tempo, speranze e sogni per la realizzazione di una qualsiasi oggetto, ancor di più per la creazione di vere opere d’arte e di ingegno, ma nella vita si migliora specialmente quando si cade e ci si rialza, sfasciare la propria creatura o inveire contro chi è stato il migliore fa altro che relegare l’individuo a quello status di piccolezza interiore da eterno insoddisfatto perdente. Seguirà a giorni l’intervista ad una ragazza attaccata per aver vinto il premio miglior femminile in una competizione. Maledetti unicorni infantili.

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