Spaghetti Western, con il Cosplay i sogni non terminano mai

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Lo “spaghetti western” è quel cinema cult italiano che tutto il mondo ha invidiato e continua ancora a farlo, imitato sino allo sfinimento e con i primi interessi giunti negli anni ’70 ha avuto senza dubbio due nomi tra quelli più rappresentativi delle leggendarie scene divenute epiche nel tempo: Bud Spencer (nome d’arte di Carlo Pedersoli) e Terence Hill (nome d’arte di Mario Girotti).

Questi due idilliaci personaggi, immortali maschere della cinematografia italiana, prendevano parte a questi film dal budget striminzito, ma estremamente più realistici rispetto al classico western statunitense. In un periodo dove questo genere coinvolgeva ed attirava i giovani dell’epoca, reduci dei fanciulleschi giochi “indiani e cowboy” e appassionati di straordinarie collane fumettistiche come Tex, che assistevano a questi film estremamente ruvidi, fatti di location polverose e vere rievocazioni di un periodo storico ancor più lontano, incentrato in un mondo ancora tutto da costruire e l’estenuante ricerca di una fortuna in grado di scacciare una miseria dilagante che non lasciava alcuno scampo.

Ma Bud Spencer e Terence Hill non erano i soli ad avere dei ruoli nei western italiani, ad esempio la straordinaria trilogia dell’idilliaco Sergio Leone: “Per un pugno di dollari”, “Per qualche dollaro in più” e “Il buono, il brutto, il cattivo” avevano presentato un cast che ad oggi merita solo un inchino: Gian Maria Volontè, Clint Eastwood e Aldo Giuffré (sebbene siano delle divinità del genere) rappresentano solo una parte dell’oceano di grandi professionisti che – mattone dopo mattone – hanno costruito un genere.

I western italiani sono davvero una moltitudine, una gran parte di essi disponibili grazie ai numerosi servizi online, frutto di un’era digitale che non lascia più spazio ad alcun segreto. Gli appassionati non possono fare a meno di far fiorire quotidianamente la loro cultura, organizzando serate a tema e tenendo vive associazioni che si occupano di promuovere e, conseguentemente divulgare questi capolavori in un’era ormai lontana da queste bellezze.

Il mondo del Cosplay ha avuto modo di dare lustro e valore agli spaghetti western, portando in auge i beniamini della nostra amata Penisola: ovvero Bud Spencer e Terence Hill, altri hanno avuto smisurati riconoscimenti e un successo cinematografico inestimabile, altri ancora sono stati interpretati da cosplayers stranieri (avendo attecchito in altre nazioni) mentre in Italia c’è un legame atavico con queste due maschere che albergano da sempre nei nostri cuori.

Quando vediamo un Cosplay di Coppia dedicato a quel duo, rivediamo ancora viva e vibrante l’anima di un’epoca dove i concetti e i principi non venivano affatto trascurati, chi si cimenta nell’impresa di interpretare le scene de “I quattro dell’ave maria” piuttosto che “Lo chiamavano Trinità” non ripercorre il passato, bensì migliora il presente.

Il Cosplay è l’unica arma in grado di spezzare, nelle persone che lo praticano, le catene metaforiche (rappresentate da vari anelli di minimizzazioni, svalutazioni, dequalificazioni e disaffezioni generali) che ingabbiano il presente.

Quando Terence aveva accettato di diventare il volto del celebre “Don Matteo”, sapeva che doveva trovar e il modo di comunicare con tutti attraverso la sua professione, senza fermarsi ad un solo e sterile traguardo, adesso tutti amano Don Matteo ed è bello vedere che nelle convention del fumetto vengono vendute t-shit e cappellini che giocano un po’ su questa figura.

Ed è per questo che, quando vedo percorsi artistici che rievocano gli “spaghetti western”, fatti bene o male, mi s’illumina lo sguardo perché penso che i sogni non sono ancora terminati.

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